SARA MELONI: REFERENZA PROGETTO "UOVA SODE E TUORLI FECONDATI" PRESENTATO AL CONCORSO "RESIDENZE MACRO", MARZO 2012 ROMA



Il percorso artistico di Gloria Bertolone è una continua ricerca tesa a cogliere la dimensione nascosta, impercettibile dell’uomo, che l’artista cerca di carpire in tutte le sue svariate e complesse sfaccettature. È un interesse che la vede impegnata già dalle prime sculture, per poi confluire nelle elaborazioni digitali, di carattere umoristico-concettuale, fino ad arrivare alla sua ultima produzione con il ciclo Monster’s soul. Diplomatasi all’Accademia di Belle Arti di Carrara, inizia la sua attività artistica verso la fine degli anni Ottanta realizzando sculture principalmente in terracotta e bronzo. I volumi, saldamente ancorati alla stessa materia che li genera, traggono la loro forza ed espressività dal modellato della superficie, che vede l’alternarsi di spazi vuoti e pieni, levighi e scabri e dallo slancio ascensionale che caratterizza alcune sculture come il bozzetto in terracotta patinata Il vento non ascolta del 1994. L’intrecciarsi delle forme, fino al loro fondersi, e l’effetto chiaroscurale contrastano con la staticità della materia che si contraddistingue per la sua ponderosità: la figura che ha origine dal materno abbraccio nella scultura in terracotta Pietà, 1992, ne è uno dei più bei esempi. In alcune sculture è particolarmente vivo il senso di prigionia della forma che sembra rimanere ingabbiata nella materia, significativo è il caso del gesso patinato Autunno, 1990, che ricorda il Colosso dell’Appennino del Giambologna per il parco di Villa Demidoff, oppure Primavera, 1990, una terracotta appartenente alla serie delle Quattro stagioni. In queste opere è piuttosto evidente la predilezione dell’artista per il modellato che sceglie, come ha scritto Giovanna Riu, “per passione, per corrispondenza fisica”, un modo di operare che assume un significato piuttosto rilevante anche nei suoi ultimi lavori caratterizzati dal ciclo Monster’s soul. Prima di giungere a questa importante serie, che la vede tuttora impegnata, nel 2003 in occasione della sua personale Dentro questo grande sommergibile, presenta alcune opere che sono il frutto di una ricerca piuttosto elaborata che parte dall’analisi della condizione umana in cui realtà, fantasia e umorismo convivono simultaneamente. L’artista gioca ironicamente sul rapporto uomo-reperto includendo, in alcuni casi, immagini tratte dal repertorio artistico come avviene in Finta Maestà, Testa di… Acciarino “prima” e Testa di… Acciarino “dopo”. Le opere in mostra, principalmente elaborazioni digitali, nascono dallo studio di alcuni fattori caratterizzanti una precedente esposizione sulla storia del sommergibile, tenutasi nel Museo Tecnico Navale di La Spezia. Il lavoro di Gloria Bertolone è determinato dall’analisi dei reperti presentati in mostra, dall’osservazione degli atteggiamenti dei visitatori e dalla riflessione scaturita dai pensieri scritti sul libro delle firme, un intreccio di emozioni che la coinvolge pienamente e la invita così a meditare sulla figura dell’uomo. È con l’opera Emozione e orgoglio di sentirsi italiani. 17 dicembre 2003, esposta in mostra, che prende avvio una nuova ricerca artistica, non lontana stilisticamente da alcune sculture realizzate negli anni Novanta: Faraone, 1990, una scultura in bronzo e l’autoritratto in terracotta Viso di donna (1991). In queste due opere è ben visibile quell’aspetto grottesco che caratterizza le sue ultime creazioni artistiche, quelle dei Monsters, nelle quali è la materia stessa nel suo continuo plasmarsi a denotare la loro breve ma vissuta esistenza. Così Betzy, George e Grace, sono figli dello stesso blocco di argilla – “fratelli”, come vengono definiti dalla stessa artista – esseri caricaturali e abbigliati dei quali, attraverso il ritratto fotografico, ne è colto l’aspetto drammatico. Anche in questo caso, analogamente alle prime sculture, permane il legame profondo che unisce la forma alla materia, che continua ad essere un elemento costante nell’opera di Gloria Bertolone, seppur qui assuma una diversa connotazione. A corredare il ciclo Monster’s soul, durante la mostra tenutasi a Le Grazie (SP) nel 2006, sono stati alcuni passi di Victor Hugo, tratti dal libro Sul grottesco, dal quale l’artista ha tratto ispirazione. Da questi aspetti contrastanti, che spesso risiedono, convivendo in ognuno di noi, Gloria Bertolone pone le basi di un nuovo progetto, tutto da scoprire, attraverso il quale verranno messe in risalto alcune dicotomie impresse su uova di resina. Gli aspetti contraddittori sui quali muove la sua ricerca trovano piena corrispondenza anche nelle due diverse espressioni artistiche delle quali si serve: se da un lato, con il ciclo Monster’s soul, si avverte il senso del deforme e del grottesco, dall’altro con la serie delle Uova sode e tuorli fecondati, si ha la sensazione di una forma comune e perfetta, che però, non si dimentichi, si compone di due parti ben distinte, una esterna e visibile, l’altra interna e nascosta. Del resto non si può comprendere l’individuo se non ne sono considerati la sua complessità e gli aspetti contrastanti, spesso nascosti, che lo caratterizzano e allo stesso tempo lo esulano da una perfezione ricercata, che tuttavia non esiste.