FERRUCCIO BATTOLINI: IL SECOLO XIX, 30 GENNAIO 2006



La Spezia è da sempre città d'artisti, e non da poco: basti pensare a Fossati, Discobolo, Valle, Pontremoli, Carmassi, Caselli, Bia, Governato, Appigliano, al "Gruppo dei sette", al "gruppo la Spezia", ai gruppi giovanili e d'avanguardia del secondo dopoguerra che hanno contraddistinto e segnato vari periodi. Le generazioni nuove avanzano, sperimentano, mobilitano con grinta ed entusiasmo intuizione e conoscenza. Così sta facendo da qualche anno Gloria Bertolone, proveniente dal Liceo Artistico e dall'Accademia di Belle Arti di Carrara. È pittrice e, soprattutto, scultrice: è decisa, sorprendente, ricca di coraggiosi intedimenti . lavora al Museo navale della Spezia ed è così a contatto con strumenti e forme del tutto originali che toccano la sua sensibilità e influenzano il suo percorso artistico. S'è creato fra la Bertolone e questi oggetti - ma, dietro di essi e la loro storia, non dimentichiamolo, vi sono vicende vissute e persone scomparse - una corrispondenza virtuale, silente ma appassionata: rappresentano il suo mondo storico-quotidiano, la sua volontà progettuale ricostruttiva, soprattutto il nucleo primario d'impressioni situate in vari tempi (la Riu parla al proposito di forme avvolte che fanno pensare "a elementi protettivi, fetali"). Interessanti, fra le molte opere di Gloria Bertolone, "Grido" (una terracotta policroma del 1991 che esalta il ritmo plastico); "viso di donna" (tormentato, plasmato nel segno della drammaticità, è un ingegnoso "Autoritratto"); "Ceramico" (una composizione in cui si incontrano e dialogano due superfici diverse, una levigata e l'altra rugosa); "Risveglio" (una terracotta con riferimenti michelangioleschi); una "Crocifissione" (bronzo, tecnica tecnica a cera persa sul rosso marmo) drammaticamente torturare, formalmente fuori norma. E, infine, le opere nate all'interno del clima eroico-drammatico del Museo, come "Testa di acciarino" (prima e dopo), "Valvola di sfogo", "Sicut felix patiens vigil audax", la stupenda "Finta Maesta" e i volti consolanti, teneri e gioiosamente indiscreti delle figlie, "Arianna".