DANTE FASCIUOLO: GENNAIO 2011, ROMA



E’ l’ambiente a suscitare visioni.
Gloria Bertolone si immerge in arsenale
e trasforma gli orrendi oggetti di morte
in opere d’arte idonei alla riflessione.
Lucidi obici traspaiono volti compiacenti, da prima,
stravolti e spaventati, poi;
l’effetto di una illusoria prova di falso potere,
per contro, il risultato di orrenda paura.

E quei volti rispecchiano il volto scultoreo di “Gloria”
trasfigurato nella fisionomia,
racchiuso e coperto dalle vesti di ogni giorno,
alla ricerca di una possibile forma plastica
capace di superare i tormenti e le torture inflitte ogni giorno
dalla complessa esperienza della vita.

Un “grido”, che precede l’aprirsi di una compatta struttura,
decisamente orientato a liberarsi del senso di “pietà”
che nell’abbraccio plasticamente unisce dolore e speranza,
per volgere in una “crocifissione”
concepita come stele che tende all’alto
in segno di resurrezione.

L’infinita libertà che alberga il cuore,
esplode nel segno dell’“estate”
che emerge come vertigine
dalla informale terra che la contiene e la sorregge.
Pienezza del senso dell’essere
che rifugge dalla “finta maestà”
che in vesti moderne e accattivanti inquina sorniona
il cammino faticoso dei giorni.

A cavallo tra le espressioni artistiche del novecento,
occhio e orecchio tesi ai valori,
Gloria Bertolone imprime ai suoi lavori
talento e passione.

Infine, la lezione appresa nel tempo
suggerisce una sintesi ardita:
mani nervose afferrano e stringono con forza e volontà
quel nulla intenso e vorace che chiamiamo vita.